Sabbia
Nei decenni passati veniva utilizzata spesso, ma in realtà l’uso della psammatoterapia era conosciuta anche dai Greci e dai Romani. Questa terapia, meglio conosciuta come sabbiatura, è tornata alla ribalta, anche perché oggi è possibile indirizzare i pazienti con cognizione di causa, in quanto se ne conosce meglio il meccanismo d’azione. Le sabbiature costituiscono una terapia “multifunzionale” poiché riuniscono in sé l’effetto benefico del calore, dei sali minerali attaccati ai granelli di sabbia e della talassoterapia. Il mare è ricco di magnesio, potassio, iodio, cloro, calcio, che penetrano nell’organismo per osmosi.
A chi e a chi no
La sabbiatura è un vero e proprio toccasana per diverse patologie: artrosi e reumatismi, fratture, lussazioni e distorsioni, malattie della pelle ed allergiche, infiammazioni respiratorie, osteoporosi ed addirittura obesità.Eppure, ci sono categorie a cui le sabbiature sono vivamente sconsigliate. La psammatoterapia è controindicata, ad esempio, per cardiopatici, ipertesi ed ipotesi, poiché potrebbe provocare sbalzi pressori ed accelerazione del battito cardiaco; ai bambini molto piccoli o alle donne gravide, poiché il brusco rialzo della temperatura potrebbe provocare più danni che benefici; ai diabetici, per i quali si rischierebbe un abbassamento improvviso della glicemia; agli anemici, a chi ha riportato ferite non ancora rimarginate, a chi soffre di vene varicose, ai nefropatrici.
Nei decenni passati veniva utilizzata spesso, ma in realtà l’uso della psammatoterapia era conosciuta anche dai Greci e dai Romani. Questa terapia, meglio conosciuta come sabbiatura, è tornata alla ribalta, anche perché oggi è possibile indirizzare i pazienti con cognizione di causa, in quanto se ne conosce meglio il meccanismo d’azione. Le sabbiature costituiscono una terapia “multifunzionale” poiché riuniscono in sé l’effetto benefico del calore, dei sali minerali attaccati ai granelli di sabbia e della talassoterapia. Il mare è ricco di magnesio, potassio, iodio, cloro, calcio, che penetrano nell’organismo per osmosi.